Green Economy e simbiosi industriale: prospettive italiane ed europee

Silvia Astarita*

La pressione crescente sulle risorse del pianeta, le necessità di adattamento al cambiamento climatico e la mitigazione delle sue conseguenze hanno dato, nell’ultimo decennio, un nuovo impulso alla ricerca nel settore delle tecnologie verdi. Le analisi e gli studi compiuti per individuare strategie sostenibili si basano sulla definizione di green economy dell’United Nations Environment Programme, i cui  pilastri sono il contenimento delle emissioni, un uso efficiente delle risorse e l’inclusione sociale.

Le Convenzioni Internazionali per la riduzione del deterioramento ambientale adottate negli ultimi decenni, come quella di Copenhagen del 2009 o quella di Rio de Janeiro del 2012 sono però rimaste lettera morta a causa del loro carattere non vincolante. È chiaro, tuttavia, che la ripresa economica debba basarsi sui principi della green economy affinché possa considerarsi sostenibile.

I limiti ecologici al sistema rendono necessario un cambiamento radicale da un modello di economia lineare ad uno di tipo circolare che si basi sulle “3R” che ne costituiscono i pilastri: Riduzione, Riuso e Riciclo. In particolare, nel modello circolare, assume rilevanza la gestione dei rifiuti, il cui valore viene ottimizzato mediante l’utilizzo degli scarti di un processo produttivo come input per altri processi produttivi. L’economia circolare rappresenta quindi un modello di sviluppo sostenibile in grado di garantire benefici a fronte della scarsità di risorse.

L’economia circolare e la chiusura dei cicli sono attualmente al centro delle politiche industriali dell’UE, soprattutto in considerazione dei benefici che questa potrebbe produrre in termini di occupazione, produttività e ridotto impatto ambientale. Nel 2015 l’UE ha adottato il Piano d’Azione per l’Economia Circolare, programmando un cambiamento di rotta per la politica industriale comunitaria e riconoscendo la simbiosi industriale come parte fondamentale della transizione. Coerentemente con gli obiettivi di crescita, occupazione, efficienza energetica, investimenti e inclusione sociale, il Piano prevede innovazioni in ogni ambito del ciclo produttivo, dalla produzione, al consumo, alla gestione e rivalorizzazione dei rifiuti. Tra le innovazioni introdotte dal piano ci sono ad esempio quelle relative alla produzione e al riciclaggio dei prodotti elettrici ed elettronici, che dovranno essere prodotti in funzione della loro riparabilità e della possibilità di riutilizzo delle loro componenti, soprattutto in riferimento ai metalli e alle terre preziose contenute al loro interno. Sarà necessario incentivare la trasparenza, quale strumento di stimolo per lo sviluppo del mercato delle materie prime secondarie. Un adeguamento nell’etichettatura dei prodotti elettrici come gli elettrodomestici, inoltre, aiuterebbe i consumatori nella scelta di prodotti più efficienti in termini di consumi energetici. La Commissione Europea ha poi sottolineato che le scelte green dovranno interessare anche gli appalti pubblici rispetto alla scelta di beni, servizi e mercati di interesse per l’economia circolare.

Allo stesso tempo, per garantire l’inclusione sociale e un’azione multilivello, il Piano getta le basi per tutti gli interventi normativi necessari e per le misure orizzontali da adottare. Tra queste, la Commissione Europea ha posto al centro della propria strategia il sostegno alla ricerca e all’innovazione, inserendo nel programma Orizzonte 2020 l’iniziativa “Industria 2020 nell’economia circolare”[1]. Gli oltre 650 milioni di euro stanziati per l’iniziativa verranno assegnati nel biennio 2016-2017 a progetti innovativi nel campo dell’industria, dei servizi e di nuovi modelli imprenditoriali conformi ai principi e agli obiettivi dell’economia circolare. Questo programma si aggiunge agli altri progetti che l’UE e gli Stati membri hanno intrapreso per avviare la transizione.

Per quanto riguarda l’ottimizzazione dell’uso delle risorse e la chiusura dei cicli la simbiosi industriale può essere lo strumento principe per la transizione. La prima definizione di simbiosi industriale risale al 1947, quando Renner la descrisse come il complesso degli scambi di risorse tra due o più industrie diverse[2]. Le radici di questo modello sono altresì riconducibili al più ampio concetto di ecologia industriale di Robert Frosch che sottolineò le possibili analogie tra ecosistemi naturali ed industriali[3]. Il focus è quindi posto sui processi di trasformazione di materie prime, energia e lavoro in prodotti finiti e rifiuti. Ovviamente, l’applicazione pratica di questi concetti presuppone un approccio integrato, la cooperazione tra imprese e l’individuazione di possibili sinergie all’interno di un sistema economico e territoriale.

Esistono tre modelli per realizzare sistemi di tipo circolare. Il primo si riferisce allo sviluppo di distretti di simbiosi industriale e segue una linea di tipo bottom-up, poiché non nasce da una progettazione previa ma si sviluppa attraverso accordi tra imprese. Il secondo modello è relativo ai parchi eco-industriali, cioè reti industriali che per la loro complessità richiedono l’intervento dello Stato. Si tratta quindi di un percorso top-down che necessita innanzitutto di una attenta pianificazione regionale e territoriale che favorisca l’integrazione simbiotica delle piccole e medie imprese; queste potranno beneficiare di economie crescenti di scala e di una riduzione di costi. L’intervento dello Stato dovrebbe focalizzarsi su una serie di incentivi e sussidi a lungo termine, l’adeguamento e l’eventuale predisposizione di infrastrutture. Il terzo modello è invece relativo alla creazione di network che mettano in contatto operatori ed esperti per la realizzazione di sistemi simbiotici.

Il cambiamento di paradigma e l’avvio della transizione comporterà sicuramente dei costi elevati a livello europeo, ma al tempo stesso rappresenta un’occasione per stimolare la crescita, gli investimenti e l’occupazione anche alla luce degli ambiziosi obiettivi programmati dalla Strategia Europa 2020. Un buon livello di investimenti in grado di sostenere la ricerca nel campo delle tecnologie pulite, permetterebbe all’UE di assumere una posizione di leadership in un mercato mondiale in crescita. Inoltre ne beneficerebbe il mercato del lavoro grazie alla creazione di green jobs, facilitando il raggiungimento degli obiettivi generali dell’UE. L’economia circolare e la simbiosi industriale possono quindi giocare un ruolo determinante nella ripresa economica comunitaria, garantendo al tempo stesso la tutela dell’ambiente in accordo con i tentativi di mitigare le conseguenze del cambiamento climatico.

Esempi di simbiosi industriale sono presenti anche nel nostro Paese. Tra questi merita attenzione il progetto Eco Innovazione Sicilia, un ampio progetto che coinvolge tre diversi settori: gestione e valorizzazione di rifiuti elettronici, turismo sostenibile e creazione di una Piattaforma di simbiosi industriale regionale. La realizzazione della Piattaforma è stata avviata nel 2011 dall’ENEA allo scopo di creare un network per realizzare sinergie[4]. È infatti proprio la rete ad essere lo strumento principe del progetto, perché non solo permette la messa in contatto tra interlocutori che altrimenti non avrebbero modo di cooperare, ma favorisce anche lo scambio di buone pratiche, di informazioni e di competenze. La Piattaforma è composta da banche dati georeferenziate generali e specifiche, da un settore dedicato all’assistenza tecnico-normativa per le imprese e un portale web. L’interazione tra gli utenti, fondamentale per il funzionamento della Piattaforma, si traduce quindi in uno scambio di informazioni, che vengono standardizzate ed inserite nelle banche dati dal gestore. La collaborazione tra i vari partecipanti alla Piattaforma è necessaria per il funzionamento della stessa: gli utenti (imprese) condividono le informazioni riguardanti la propria attività, il gestore aggiorna le banche dati, a disposizione anche degli esperti coinvolti, allo scopo di offrire supporto alle imprese stesse nelle loro scelte strategiche in materia di ottimizzazione delle risorse. In sostanza, la Piattaforma offre la possibilità di incontro tra domanda e offerta di risorse per la loro valorizzazione in processi simbiotici.

L’esperienza siciliana è un importante apripista per lo sviluppo di iniziative analoghe nel resto del territorio nazionale. La predisposizione di piattaforme conoscitive potrebbe essere un modello adatto al tessuto imprenditoriale italiano, caratterizzato dalla presenza di piccole e medie imprese che in questo modo avrebbero l’opportunità di attivare sinergie e simbiosi. Esperimenti pilota e investimenti in questo settore giocherebbero un ruolo fondamentale per la ripresa dell’economia italiana e rendendo il nostro Paese leader della transizione dell’intera Unione Europea.

*Silvia Astarita è collaboratrice del Programma «Eurasia» dell’IsAG

[1] Il portale dell’iniziativa è disponibile qui.

[2]  Renner, G.T. (1989), Geography of Industrial Localization, Economic Geography 23, no. 3: 167-189, 1947.

[3] Frosch R.A. (1992), Industrial ecology: a philosophical introduction, Proc. National Academy of Sciences USA, Vol. 89, pp. 800-803.

[4] Per approfondimenti si rimanda al portale ENEA per l’iniziativa Ecoinnovazione Sicilia cliccare qui.

Potere economico e giustizia internazionale: il caso Khrapunov

Erlan Zerastaev*

Negli Stati Uniti sono attualmente in corso indagini e procedimenti giudiziari nei confronti di Viktor Khrapunov, ex Ministro per le Emergenze del Kazakhstan, nonché ex sindaco della città più grande del Paese, Almaty. Anche nel suo Paese d’origine, sono aperti numerosi casi di imputazione nei suoi confronti relativi ad accuse di riciclaggio di denaro, frode, associazione a delinquere, abuso di potere e corruzione. Il suo nome risulta inoltre implicato nelle vicende giudiziarie di un altro noto oligarca ricercato, l’ex banchiere Mukhtar Ablyazov. Viktor Khrapunov, come di recente hanno potuto appurare alcune inchieste giornalistiche americane, è stato coinvolto in scandali di corruzione non solo all’interno del Kazakhstan, ma anche degli stessi Stati Uniti. Ad esempio, il sito di informazione di McClatchy DC Bureau ha pubblicato diversi materiali che collegano Khrapunov e Abljazov al riciclaggio di denaro negli USA. Secondo quanto riportato dall’indagine giornalistica, alcuni uomini d’affari americani hanno supportato i due oligarchi kazaki, i quali in cambio offrivano servizi ai loro partner in giro per il mondo.

Il duo Abljazov-Khrapunov è noto alle cronache da molto tempo. Il figlio di Viktor Khrapunov, Ilyas, è ricercato dall’Interpol e avrebbe aiutato Abljazov nei trasferimenti illegali di denaro dal Kazakhstan. Il sodalizio fra i due è dovuto a ragioni personali: Khrapunov è sposato infatti con la figlia di Ablyazov e i due, secondo l’inchiesta, avrebbero messo in piedi un sistema collaudato di frodi che ammontano a decine di miliardi di dollari US. Sono anni che negli Stati Uniti si svolgono i processi nei confronti di Khrapunov per riciclaggio di denaro; la Repubblica del Kazakhstan ha a sua volta inoltrato alcune istanze alle autorità statunitensi (dove si trovano molti immobili acquisiti dall’oligarca con denaro sottratto alla repubblica centroasiatica) con specifica documentazione. Nella primavera di quest’anno, la Nona Corte Distrettuale degli Stati Uniti, in California, ha accettato di prendere in considerazioni i ricorsi del comune di Almaty e del Ministero della Giustizia del Kazakhstan.

Secondo tali ricorsi, gli imputati sono accusati di violazione della legge alla lotta contro la criminalità organizzata e la corruzione, violazione dell’obbligo di agire negli interessi dei cittadini di Almaty, appropriazione indebita. Nel tribunale distrettuale saranno ad esempio presentate le prove dell’acquisizione, da parte della famiglia Khrapunov e delle società a lui facenti capo, di immobili e auto di lusso nello Stato della California attraverso i proventi illeciti sottratti allo Stato kazako. L’indagine di McClatchy DC Bureau sembra così confermare le accuse che da tempo gli organi della Repubblica del Kazakhstan muovono nei confronti di Khrapunov. Un uomo d’affari americano già socio in passato di Donald Trump, Felix Satter, ha ammesso ai giornalisti di avere aiutato Khrapunov ad investire milioni di dollari negli immobili americani attraverso varie società. Tra i suoi acquisti risultano ad esempio gli appartamenti nella “Trump Soho”, ma anche gli investimenti realizzati con i fondi contestati ad Ablyazov attraverso off-shore fittizie, spesso attraverso istituti finanziari con sede nei Paesi baltici.

Nell’aprile 2013, attraverso alcune società controllate da Ablyazov e Khrapunov, da quest’ultimo sono stati acquistati appartamenti per una somma di 3,1 milioni di dollari statunitensi da società di holding. Nello stesso anno, sempre Satter e la famiglia Khrapunov sono però entrati in una controversia a causa della divisione dei profitti derivanti da un’operazione immobiliare in Ohio del valore di 43 milioni di dollari. Un altro aspetto interessante è proprio l’attività economica di Khrapunov negli USA: la sua famiglia ha infatti investito milioni di dollari in una società che doveva occuparsi di installare macchine biometriche negli aeroporti di tutto il Paese. Scopo di questa azione di beneficenza sarebbe stato quello di ottenere un permesso di soggiorno negli USA per almeno un membro della sua famiglia.

Mentre negli Stati Uniti si svolge il processo a suo carico, Khrapunov si è intanto rifugiato in Svizzera insieme alla sua famiglia. La neutralità di questo Paese gli garantisce per ora di poter affrontare il processo in contumacia. Sua moglie Leila comunica spesso sui social network della vita modesta del marito, che va in giro in bicicletta, scrive le proprie memorie e conduce la vita semplice di un pensionato qualsiasi. L’ex sindaco di Almaty ci tiene in questo modo a farsi passare per una persona dal tenore di vita modesto, che ormai si appoggia alle risorse finanziarie della moglie (in qualità di funzionario pubblico, egli effettuava tutte le operazioni finanziarie attraverso le strutture aziendali della moglie e del figlio), benché risulti essere tra gli abitanti più ricchi della Svizzera.

Nel frattempo l’Ucraina ha chiesto però alla Svizzera l’estradizione di suo figlio Ilyas, accusandolo di aver organizzato un attacco hacker contro uno studio legale che rappresenta la BTA Bank in Ucraina. “BTA Bank Kazakhstan”, così come istituti finanziari con nomi simili, sono quelli in passato gestiti da Mukhtar Ablyazov e che ora muovono causa contro di lui. Il dissesto finanziario delle operazioni fraudolente ai danni della banca è stimato in oltre 7,5 miliardi di dollari. In precedenza, la stessa Corte Suprema d’Inghilterra aveva imposto un divieto di utilizzo dei beni di Khrapunov nel Regno Unito, accogliendo una istanza della BTA Bank contro Khrapunov e Ablyazov, e riconoscendo così il primo in combutta con  il secondo.

Anche in Svizzera iniziano tuttavia a indagare con attenzione la storia della famiglia Khrapunov, in quanto a Ginevra risulta che essi i due coniugi siano accreditati come rappresentanti della Repubblica Centrafricana presso l’ONU. Secondo la summenzionata inchiesta giornalistica, tuttavia, «Viktor e Leila Khrapunov sono stati nominati in questa posizione dall’ex Presidente golpista François Bozizé, prima che questi venisse destituito». Tuttavia essi conservano i passaporti della Repubblica Centrafricana, mentre il figlio Ilyas Khrapunov e la di lui consorte hanno ottenuto la cittadinanza di Saint Vincent e Grenadine, dopo aver acquisito un lotto di terra sul territorio di questa isola caraibica. Tutte queste peripezie indicano che la famiglia Khrapunov è in una posizione assai poco invidiabile,  essendo accusata di aver illegalmente sottratto miliardi di dollari dal proprio Paese d’origine. I legami di Khrapunov con Abljazov, le numerose cause giudiziarie aperte fra Kazakhstan, Ucraina, Stati Uniti e ormai anche altri paesi europei, rischiano di terminare non solo con il blocco dei conti bancari degli inquisiti, ma anche con  l’estradizione nel Paese d’origine. Sinora Viktor Khrapunov e suo figlio Ilyas sono riusciti a sottrarsi alle numerose cause giudiziarie aperte nei loro confronti, ma l’incalzare delle inchieste giornalistiche, l’impegno degli ex partner statunitensi nel pretendere giustizia nelle rispettive controversie, sembrano lasciar presagire un futuro poco roseo per un oligarca che con le sue manovre è stato in grado di condizionare numerosi processi e dinamiche.

Proprio in una fase storica in cui sempre spesso si sente parlare di «poteri forti» e di condizionamenti impropri dell’economia sulla politica, il caso Khrapunov sembra dimostrare concretamente l’importanza del lavoro d’inchiesta giornalistico e della collaborazione internazionale fra Stati per consentire l’applicazione della giustizia e vigilare sulla trasparenza e la liceità delle operazioni finanziarie.

*Erlan Zerastaev è analista politico e giornalista d’inchiesta ad Almaty e Astana, Kazakhstan

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