La Russia e la questione migranti

Ekaterina Krapivnitskaya*

 

I processi migratori rappresentano una delle caratteristiche intrinseche dello sviluppo umano. Così anche la storia della formazione e dello sviluppo della Russia, da sempre multinazionale, è indissolubilmente legata alla migrazione dei popoli, la quale svolge un ruolo di prima portata nella vita di questo paese. La migrazione contribuisce alla formazione del quadro di insediamento, della struttura demografica e del potenziale lavorativo del territorio, inoltre essa influenza la composizione della popolazione e favorisce lo sviluppo socio-economico del paese nonchè lo sviluppo diversificato dell’individuo. Attualmente possiamo individuare i seguenti principali flussi migratori in Russia: 1) Migrazione in Russia dai paesi-membri della CSI e dai paesi baltici; 2) Migrazione dalla Russia verso i  paesi-membri della CSI ed i paesi baltici; 3) Migrazione dalla Russia verso i  paesi esteri.

La particolare situazione migratoria si è generata soprattutto dalla dissoluzione dell’URSS e, in particolare, in conseguenza della creazione delle repubbliche ex-sovietiche indipendenti (cosiddetti “paesi esteri vicini”) e del rapido coinvolgimento della popolazione russa nei rapporti migratori con l’estero (cosiddetti “paesi esteri lontani”). In effetti, la migrazione interna, ossia quella  all’interno dello spazio sovietico si è da subito tramutata in migrazione esterna o internazionale verso la Russia post-sovietica. Così, alla fine dello scorso secolo la Russia è stata l’epicentro dei flussi migratori e da paese di emigrazione è diventata luogo di attrazione per gli immigrati. Parallelamente negli stessi anni si è assistito al ritorno di buona parte della popolazione russa che prima si era insediata nelle altre repubbliche sovietiche[1]. Inoltre, il drastico aggravamento dei rapporti internazionali ha causato l’arrivo in Russia di rifugiati nonché lo spostamento forzato delle persone a causa dei conflitti o catastrofi[2]. Resta comunque evidente, allora come oggi, che il motivo principale della migrazione verso la Russia è legato a problemi economici nei paesi dello spazio post-sovietico e al desiderio di migliorare le proprie condizioni di vita che porta la maggior parte delle persone a cercare occupazione nella Federazione Russa.

Secondo i dati del Rosstat, l’Istituto nazionale di statistica russo, nel 2016 la popolazione russa è aumentata di 267 300 unità e al 1 gennaio 2017 ne ha contato 146, 8 milioni[3]. La crescita della popolazione è dovuta in gran parte al saldo migratorio positivo pari a 262 000 persone nel 2016 (98% dell’accrescimento totale). In generale, a partire dalla dissoluzione dell’URSS il saldo migratorio è stabilmente positivo e permette di ricompensare il calo naturale della popolazione[4]. In effetti, ogni anno la Russia accoglie circa 16 milioni di cittadini stranieri, la maggior parte dei quali è proveniente dai paesi dell’ex-URSS – Ucraina, Uzbekistan, Tagikistan, Azerbajdgan, Kazakistan, Moldavia, Armenia, Giorgia, Bielorussia, Kirghizstan[5]. Inoltre, è significativo anche il flusso migratorio da paesi come Cina, Turchia, Vietnam e Corea del Nord. Aumentano anche gli immigrati dai paesi occidentali. Così, la Russia è tra i primi paesi con il maggior numero dei migranti stranieri.

Per quanto riguarda le politiche statali nell’ambito migratorio, ci sono alcune peculiarità. In primo luogo, è da notare il fatto che la legislazione russa non contiene la nozione “immigrato” o “migrante”. Ufficialmente esiste solo il termine “cittadino straniero” – ossia la persona che possiede la cittadinanza di uno stato estero e deve ottenere, o ha già ottenuto, il visto oppure il permesso di soggiorno in Russia – e “persona senza cittadinanza”[6]. In secondo luogo, all’ingresso alla dogana della Federazione Russa i cittadini stranieri o le persone senza cittadinanza sono obbligati a compilare la carta migratoria e a consegnarla all’uscita dal paese[7]. Senza questo documento non sarebbe possibile effettuare la registrazione e ottenere il permesso di lavoro o di soggiorno, e di conseguenza, la permanenza sul territorio russo sarebbe illegale. La carta migratoria è uno strumento attraverso il quale gli organi interni della Federazione effettuano il controllo della permanenza temporanea degli stranieri in Russia.

L’arrivo dei migranti in Russia rappresenta uno dei fattori di accrescimento della popolazione mentre i lavoratori stranieri qualificati sono necessari per lo sviluppo economico sostenibile. Vale a dire che anche i paesi di origine traggono non pochi vantaggi dato che i migranti inviano le rimesse o ritornano con maggiori risorse finanziarie. Esemplari sono i casi della Moldavia e del Tagikistan, i cui PIL sono costituiti dalle rimesse per il 20% e il 48% rispettivamente. Tuttavia, attualmente, l’attrattiva migratoria della Russia in confronto ad altri paesi di immigrazione è piuttosto bassa e si diffonde principalmente sui cittadini-membri della CSI. Le nuove generazioni di migranti che arrivano nella Federazione Russa, rispetto ai loro predecessori, hanno bassi livelli di istruzione, conoscenza della lingua russa e formazione professionale. Inoltre, la legislazione russa nell’ambito migratorio è orientata all’attrazione dei lavoratori stranieri per un lavoro temporaneo e non contiene misure per facilitare il trasferimento permanente, l’adattamento e l’integrazione dei migranti. D’altra parte, si sta riducendo il numero dei rifugiati e delle persone che ricevono asilo in Russia anche a causa della possibile minaccia terroristica.

L’imperfezione del sistema di gestione dei flussi migratori in vigore si manifesta nella presenza di un gran numero dei migranti illegali. Ogni anno da 3 a 5 milioni di cittadini stranieri, spesso provenienti dal Caucaso o dall’Asia Centrale e Orientale, svolgono attività lavorative nel paese senza autorizzazione ufficiale. L’immigrazione clandestina che alimenta con la forza lavoro il settore dell’economia nera e della criminalità è una delle principali ragioni del crescente malcontento in una parte della popolazione della Federazione Russa nei confronti dei migranti[8]. Tale situazione neccessita di particolare attenzione soprattutto perchè la concordia civile è uno dei principali requisiti per l’esistenza pacifica di un paese con così ampia varietà di lingue, culture ed etnie come la Russia.

L’emblema della nuova politica statale in materia di migrazione e, nello stesso tempo, il documento fondamentale che stabilisce le basi per una nuova concezione della migrazione e per la sua gestione è la Strategia nazionale sulla migrazione della Federazione Russa. Adottato nel 2012, il documento contiene i principi ed i meccanismi di realizzazione della politica statale nell’ambito migratorio fino al 2025.  Tra i cambiamenti più importani si annoverano: il riconoscimento della dipendenza della Russia dai flussi migratori (per la prima volta la Russia viene considerata quale paese di immigrazione) e la necessità di migliorare la legislazione vigente; la priorità data alla migrazione permanente ed a lungo termine nonché alla migrazione familiare e la successiva elaborazione dei programmi specifici per l’integrazione dei migranti e per la tutela delle loro culture e tradizioni; l’importanza attribuita non solo ai migranti altamente qualificati che rappresentano la priorità e anche la necessità per lo sviluppo sostenibile ma anche ai lavoratori mediamente qualificati e ai giovani; il riconoscimento del ruolo degli organi territoriali e delle ONG. Come suoi obiettivi la Strategia pone la sicurezza nazionale, la massima tutela e il benessere sia dei cittadini che dei migranti e prevede la risoluzione dei problemi demografici e di quelli legati allo sviluppo economico attraverso il sostegno alla migrazione permanente e alla migrazione in Russia per motivi di lavoro nel rispetto delle norme internazionali e dei diritti umani. Nel documento si evidenzia la necessità di garantire meccanismi di attrazione e buone condizioni di vita per i migranti altamente qualificati, gli imprenditori e gli investitori che arrivano nel paese per il lungo periodo, creare le condizioni per l’adattamento dei migranti temporanei, aumentare il senso di tolleranza e contrastare la xenofobia, effettuare il controllo e il monitoraggio a livello federale e regionale, rendere accessibili le informazioni riguardanti i processi migratori e le decisioni in materia di attuazione della politica di migrazione dello stato, ridurre il livello di migrazione illegale[9]. Inoltre, si dedica molta attenzione alla cooperazione internazionale nell’ambito migratorio. Nel contesto della nuova politica migratoria, innestata in uno scenario di crisi internazionale per quanto riguarda la migrazione illegale, sono state introdotte nuove regole per i migranti che desiderano trovare occupazione, in particolare, essi devono presentare il certificato di conoscenza di lingua, storia e legislazione fondamentale della Russia o sostenere i relativi esami. Inoltre, sono obbligati ad avere il Numero di Identificazione Fiscale, certificati medici e il passaporto per l’estero. Dal 2016 i cittadini dei paesi che non necessitano del visto della Federazione Russa per effettuare attività lavorative devono ottenere un patènt ossia una licenza (che non rientra nelle quote annuali ed è acquistabile) mentre i cittadini dei paesi dell’Unione Doganale non hanno bisogno dell’autorizzazione per lavoro.

In genere, la politica statale si esprime al meglio nelle parole della speaker del Consiglio della Federazione Valentina Matvinenko, la quale ha dichiarato che “la migrazione non è un fenomeno negativo se avviene nel rispetto delle leggi e se stimola l’economia del paese senza alimentare il settore del commercio illegale e il livello di criminalità”. Si punta sul modello multiculturale ma con una migrazione regolamentata.

 

* Ekaterina Krapivnitskaya è collaboratrice del Programma «Eurasia» dell’IsAG.

[1] Nelle condizioni della forte crisi economico-sociale e dei conflitti armati la Russia è diventata una casa praticamente per tutti i popoli dell’ex Unione Sovietica. All’inizio degli anni 90’ al di fuori della Russia risiedevano più di 25 millioni dei russi e circa 4 millioni delle altre etnie titolari della Russia che con il crollo dell’URSS sono subito diventati minoranze etniche e non hanno ottenuto la cittadinanza russa. Per risolvere questa situazione, nel 2006 è stato adottato il Programma statale volto ad agevolare il rimpatrio volontario nella Federazione Russa dei connazionali residenti all’estero. Grazie a questa iniziativa del governo, сhe prevede varie agevolazioni e assistenza economica, si assiste al ritorno delle migliaia di persone. Secondo le statistiche, dal 1989 al 2004 la popolazione è aumentata di 3,5 millioni di russi proprio grazie alla migrazione di ritorno. Per maggiori approfondimenti si clicchi  qui.

[2] Stante la regolarità di tali flussi, nel febbraio del 1993 sono state adottate due leggi: “La legge sui rifugiati”, ossia sulle persone provenienti dai paesi ex-sovietici e dai paesi esteri che cercano asilo politico in Russia, e “La legge sulle persone forzatamente spostate” che riguarda i cittadini russi (sovietici) che sono stati costretti a lasciare la loro abitazione permanente.

[3] Per quanto riguarda la composizione etnica, un dato molto importante è che sul territorio russo sono presenti più di 180 minoranze etniche. Vale a dire che la cittadinanza e la nazionalità non sempre corrispondono. Soltanto circa l’80% della popolazione è considerata etnicamente russa. Secondo l’ultimo censimento della popolazione del 2010, tra le etnie più numerose vi sono i tartari, gli ucraini, i bashkiri, i ceceni e gli armeni. In effetti, per tutelare le minoranze sul certificato di nascita viene specificata la nazionalità di entrambi i genitori anche se la cittadinanza del figlio è russa. Il termine “russkij” che significa russo nel senso etnico e quello “rossijanin” ossia cittadino russo in italiano sono entrambi tradotti come “russo”, fatto che spesso crea confusioni. Da notare anche il fatto che i soggetti della Federazione Russa si suddividono in diversi tipi, tra i quali sono presenti le Repubbliche in cui di solito abitano principalmente i cittadini russi delle etnie diverse dalla russa, ad es. la Repubblica Tatarstan o la Repubblica Daghestan. Tali soggetti federati sono dotati della maggiore autonomia nonchè della propria lingua riconosciuta ufficialmente e della Costituzione.

[4] Fonte: Rosstat.

[5] Nel 2016 sono arrivati 16 290 031 cittadini stranieri mentre nel 2015 erano 17 333 777. Sul territorio russo alla fine del 2016 si trovavano circa 9,7 milioni di immigrati fissi. Nel primo trimestre del 2017 il saldo migratorio è diminuito quasi di 1/3 rispetto allo stesso perdiodo del 2016 ed è calato il flusso soprattutto dei migranti ucraini. Tale cambiamento si spiega dal fatto che l’Unione Europea ha liberalizzato il regime d’ingresso per l’Ucraina. Fonte: MAI Russia.

[6] Art. 2 parte I della legge federale FZ №115 “Sullo stato normativo dei cittadini stranieri nella Federazione Russa” del 25.07.2002.

[7] Art 25.9 part IV della legge federale FZ №114 “Sulla modalità di ingresso nella Federazione Russa e di uscita dalla Federazione Russa” del 15.08.1996. Secondo la legge, la durata massima della carta migratoria è di 1 anno ed è prorogabile se il cittadino straniero ottiene il permesso per i motivi di lavoro, studio, salute ecc. Gli stranieri senza visto ricevono la carta con validità fino a 90 giorni entro i quali essi possono stare sul territorio russo a condizione che si  registrino durante la prima settimana della loro permanenza.

[8] Nel 2016 più di 60 mila persone sono state deportate e circa ai 230 mila è stato negato l’ingresso. Queste cifre sono dimezzate rispetto al 2015. Per maggiori informazioni qui.

[9] La Strategia sarà realizzata in tre tappe: la 1 (2012-2015) prevede l’elaborazione della normativa e la creazione dell’infrastruttura per il soggiorno e l’integrazione dei migranti lavorativi nonchè la creazione dei centri a sostegno degli immigrati; la 2 (2016-2020) prevede il miglioramento del sistema di analisi e di gestione della situazione migratoria; infine con la 3 (2020-2025) si pianifica di garantire i flussi migratori nelle zone della Siberia e dell’Estremo Oriente.

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